Backup: il 30% dei recuperi impossibili è per errore umano

b564d5cfe49a11250e269b07ab6a99a0.jpgSono i tentativi fai-da-te degli utenti che possono compromettere seriamente il recupero dei dati e vanificare qualsiasi tentativo di ripristino da parte dei tecnici.

“Un hard disk, come ogni sistema fisico, può danneggiarsi o subire dei danni. Spesso però è il comportamento dell’utente a mettere in discussione la possibilità di risolvere il problema” dichiara Paolo Salin, Country Manager di Kroll Ontrack Italia. “Oggi le informazioni digitali rappresentano un patrimonio prezioso per ogni individuo e per ogni azienda, proprio per questo motivo gli utenti devono essere informati e preparati su cosa “fare” ma anche “non fare” quando si verifica una perdita dei dati. Il nostro consiglio è di affidarsi a professionisti del settore, evitando l’iniziativa personale. Le strutture tecniche professionali di Kroll Ontrack in oltre l’80% dei casi, anche apparentemente insolubili, riescono a recuperare integralmente il contenuto del supporto.”

Ecco allora la lista degli errori più comuni effettuati dagli utenti e riscontrati in Kroll Ontrack quando si verifica un problema di perdita di dati con l’hard disk e alcuni suggerimenti utili:

Pulizia del disco – L’utente decide che è arrivato il momento di “pulire” il disco, perchè ad esempio le prestazioni del sistema si sono degradate nel tempo, per poi ripristinare i dati dal backup. Si procede quindi a formattare il dispositivo e poi ad una nuova installazione del software (es. sistema operativo e applicazioni). Il pericolo arriva nel momento in cui l’utente scopre che il backup non funziona o non è aggiornato. Anche se il disco è stato prima formattato e poi sovrascritto rimangono delle possibilità di recupero ma va assolutamente evitato questo tipo di errore. Prima, si consiglia di verificare il funzionamento del backup e lo stato di aggiornamento effettuando il ripristino su di un secondo computer.

Sostituzione dei componenti – Quando un hard disk non funziona, l’utente prova ad acquistare un drive simile per sostituirne le parti. Tuttavia, le componenti di un hard disk contengono “informazioni” e sono “tarate” sul drive di appartenenza. Il nuovo componente con le proprie specifiche tecniche e l’apertura del disco in ambienti non idonei sono una delle principali cause di irrecuperabilità dei dati.

Blocco del disco – L’utente si accorge che il drive e le testine sono ferme perchè non sente il rumore della rotazione dei piatti nell’hard disk. Nel tentativo di “sbloccare” il drive, l’utente rimuove il disco e prova a scuoterlo o a sottoporlo a piccoli urti. Si tratta di un comportamento molto pericoloso che può provocare un grave danno fisico al disco. Le testine che sfiorano la superficie magnetica, rovinano la superficie del piatto che contiene i dati graffiandola. La possibilità di recupero in questo caso può essere del tutto compromessa.

Infiltrazioni – Nel caso di infiltrazione di liquidi, dovuta ad allagamento o più semplicemente al rovesciamento di un bicchiere, non è raro che l’utente cerchi di rimediare asciugando il disco con un phon per capelli. In questi casi, invece, si suggerisce di tenere il drive umido (per impedire che le impurità si fissino ai piatti interni) e di contattare l’assistenza di un fornitore professionale di recupero dati.

Strumenti del sistema operativo – L’utente decide di utilizzare un utility del sistema operativo per tentare di recuperare i dati, come ad esempio CHKDSK, Mac Disk Utility o FSCK. Se il drive è fisicamente danneggiato e l’utente lancia il programma, danneggerà di più l’hard disk rendendo il recupero più complesso rispetto a spegnere il PC e a contattare un esperto.

Backup: il 30% dei recuperi impossibili è per errore umanoultima modifica: 2008-07-11T09:15:00+02:00da paperoga159
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